zibaldone per internauti

Libri da microonde

Di
Gabriele Azzu

Passeggiavo assieme alla mia compagna tra i vicoli ombreggiati di un borgo nel Levante ligure. Nonostante la temperatura ostile, angoli e piazze erano gremiti di persone intente a conquistare ogni centimetro di frescura, unico scudo contro un sole insistente.

Nuotando contro la corrente umana, tra chiacchiere e sbuffi per l’afa, abbiamo notato una libreria affacciarsi su un vicolo parallelo alla via principale: meta ideale per celarsi dalla calca e godersi la misericordiosa aria condizionata del locale.

Il negozio, uno dei numerosi punti vendita appartenenti a una delle maggiori catene in Italia, presentava ai suoi clienti una variegata selezione di letture. Il posizionamento degli scaffali disegnava un sentiero sottinteso: i libri erano prima raggruppati per genere e poi in ordine alfabetico per autore; la sequenza, occasionalmente interrotta da libri messi in primo piano, guidava il cliente verso alcune proposte salienti.

Per quanto sia sempre saggio non giudicare mai un libro dalla sua copertina, mi è risultato impossibile non notare alcuni elementi comuni a più letture: a prescindere dal genere o dallo scrittore, la maggior parte dei libri vantava titoli con una grande enfasi su parole astratte o concetti effimeri, tanto da sembrare slegati da ciò che l’opera voleva davvero trasmettere al lettore. Nella sezione horror, la statistica favoriva sostantivi come “paura” o “demonio”: il primo, un essenziale mattone della psiche umana, tanto suggestivo quanto vago, specialmente se inserito sulla copertina di un libro che racconta ben poco del suo contenuto; il secondo, un concetto arcano, mutevole e di difficile interpretazione, senza gli agganci corretti. Quasi sempre la lettura della quarta di copertina ampliava la delusione iniziale: le volte in cui la spiegazione non si limitava ad una carestia sintattica, la rivelazione del corpo del racconto lasciava intendere un guazzabuglio di strumenti narrativi già proposti in altri contesti.

Il fenomeno può essere esteso anche agli altri reparti. Se questa è la qualità delle letture proposte ad un pubblico adulto e intelligente, è sbagliato pensare che anche il mondo letterario, spesso considerato l’ultimo bastione difensivo dalla corrosione mentale dei social e delle più recenti tecnologie, sia anch’esso caduto in una spirale di degradazione qualitativa? Così come le pietanze e gli ingredienti che consumiamo determinano la salute del nostro corpo, la qualità dei contenuti in cui ci immergiamo definisce la complessità dei nostri pensieri. E se nemmeno gli autori più in voga riescono a creare un racconto diverso da un bricolage di concetti e idee accartocciate da altre fonti, come ci si può aspettare la formulazione di un ragionamento complesso e inedito nella mente del prossimo?

Penso che il primo errore commesso da chi cerca erudizione sia l’adagiarsi su contenuti facilmente reperibili. Farsi guidare da copertine accattivanti e paroloni cubitali sulle copertine dei libri, ormai piazzola di sosta per le più stravaganti strategie di marketing, così come accontentarsi dei palinsesti delle emittenti televisive o consumare la catena di post nella sezione “esplora” dei social più comuni, ci porta ad accontentarci di idee superficiali e quasi sempre vuote di nutrimento mentale.

Così come l’uomo ha abbandonato la caccia a favore della comodità dei supermercati, il bombardamento continuo di contenuti ci ha fatto abbandonare l’arte della ricerca e della preparazione: quell’elettrizzante limbo tra lo scoprire un nuovo argomento che ci appassiona e l’esplorazione di tutto ciò che è possibile apprendere su di esso; andare a caccia del libro scritto da autori qualificati, incontrare persone che condividono i medesimi interessi o prenotare un biglietto per un raduno a tema che mai sarebbe stato pubblicizzato su un social o in televisione.

LITHA