Il progresso tecnlogico ha perso un fine concreto, abbandonando le linee guida che una volta erano capaci di definire il valore di un prodotto.
addio pulsante
Gabriele Azzu
Addio, mio caro pulsante.
Una vera e propria invasione di rettangoli. Appaiono ovunque, su ogni elettrodomestico, sugli spazzolini da denti e in alcuni casi persino indossati dalle persone: è l’insistenza dei display inseriti nelle nicchie più disparate. Non si tratta dell’ennesima critica dei tempi moderni a favore dell’epoca che fu: ho passato l’infanzia nella decade più esplosiva per l’innovazione tecnologica. Ho unito partite agguerrite a nascondino con intense sessioni di multiplayer locale, armato di DS e di una fedele combriccola di amici. Ho visto e vissuto in tempo reale un cambiamento radicale nella vita di tutti i giorni, in una fase della vita in cui non si è davvero attenti a ciò che avviene attorno a noi e quindi, per molto tempo, non mi sono reso conto di essere vittima di un’intossicazione cibernetica.
Ho trascorso gli anni della crescita in compagnia dei miei nonni, persone di una volta con uno scarsissimo interesse verso le ultime innovazioni della tecnologia. Lo stereo Hi-Fi portava il giusto rispetto alla collezione di CD e vinili raccolti nell’arco di due vite; il nuovo televisore piatto sostituiva il precedente, ormai giunto a fine vita. La progressione tecnologica, per i genitori di mia madre, doveva essere motivata da qualcosa di concreto e di tangibile, scegliendo sempre la strumentazione che offriva il maggiore equilibrio tra il costo e la qualità del marchingegno.
È un’oligarchia tecnologica, la condizione mentale che molti si sono visti iniettare nella propria mente: se non disponi degli ultimi modelli non sei al passo con i tempi, non puoi nemmeno essere preso in considerazione. Non è altro che l’evoluzione naturale della cultura social, la perpetua gara di una platea impegnata ad impressionare un oceano di spettri. Si finisce in un effetto domino senza una fine apparente, dove ogni aspetto del buon senso viene schiacciato dall’ennesimo tassello che precipita al suolo, provocando la caduta del valore successivo che grava al suolo in mille pezzi.
Tra i moltissimi fattori nocivi che lo sviluppo tecnologico ha prodotto negli ultimi cinque lustri ve n’è uno discusso raramente: il progressivo rallentamento dell’innovazione tecnologica, un tempo impegnata a risolvere problemi concreti e ora limitata all’inserimento di una piccola revisione, unita alla volontà dei produttori di ridurre all’osso la qualità dei dispositivi in commercio, al fine di economizzarne la produzione, ha generato un’appiattimento di quelle che sono le sensazioni dell’entrare in contatto con tutto quello che è tecnologia.
L’uomo ha perso la capacità di entrare davvero in contatto con i figli del suo intelletto. Negli ultimi tre lustri ogni componente tattile è stata sintetizzata in un touch-screen, a prescindere che il fine sia l’accensione dell’aria condizionata nella propria auto o l’ordinare una pizza per cena. Si è persa l'importanza dell’interazione fisica con la tecnologia: la differenza tra un pulsante e una manopola era motivata da una necessità funzionale: l’interfaccia del climatizzatore a bordo di un veicolo era studiata per non distrarre il conducente dalla strada, alzare la cornetta del telefono per ordinare la cena obbligava un periodo di riflessione maggiore. Ritagliare del tempo per ascoltare della musica su di uno stereo era un rituale vero e proprio capace di creare una separazione netta tra una giornata di lavoro e una sera di relax. Oggi, invece, la pressione del proprio dito è onnisciente, la medesima azione tradotta in mille funzioni differenti. Sarà l’interfaccia dell’applicazione di turno a cambiare, ma sarà sempre studiata nei minimi dettagli per veicolare l’utente medio verso specifiche azioni e sarà un processo invisibile, celato tra una palette di colori, stili testuali e flussi di interazione ideati per annichilire l’attenzione dell’ennesimo naufrago del web.
Moltissime storie di folklore raccontano di patti demoniaci e sacrifici dolorosi, con esiti devastanti per chiunque sottoscriva il contratto. Resto in attesa che alla lista venga aggiunto il sacrificio del progresso a favore della convenienza, conscio che servirà moltissimo tempo prima che un numero sufficiente di persone si accorga di cosa abbia silenziosamente firmato.
